domenica 5 maggio 2013

"La camera di Chiara". Chiara Caselli in mostra alla Palazzina Azzurra fino al 25 aprile


Un minuto rubato a una passeggiata senza impegno, forse solo per schiarirsi le gambe e sgranchirsi la mente (si sa, noi passeggiatori quasi-solitari abbiamo qualche funzione scambiata). Ma la Palazzina è sempre lì, a tentarci con gli occhi, con i pochi e nascosti richiami per la vista che a noi, però bastano: “Chiara Caselli, Jubea e la camera chiara”. A pochi metri dall'ingresso non avverto ancora nessuna presenza, scorgendo dai vetri né presenze artistiche né umane. Sono forse in agguato dietro la porta d'ingresso per stupirci con una performance? Increduli, io e il mio amico siamo entrati con atteggiamento guardingo, subito fugato dalla vista dell'antico custode. Sì, c'è una mostra, ma non la solita e ridondante esposizione di quadri o manufatti, sempre tesi a riempire ogni parete e spazio per la paura di trascurare un qualsiasi proprio “segno” creato la sera prima. È un'immersione essenziale nel mondo immaginario di Chiara Caselli, attraverso pochissime “stanze” ridisegnate con francescano minimalismo. E in questo studiato rapporto, osserviamo una natura riflessa che a dir poco ci fa rivivere un Notturno di Chopin o una Serenade di Shubert. Immagini che richiamano una natura ancestrale senza esserne delineata, come in un riverbero liquido di Monet. Un modo di usare la “camera chiara” che ci avvince subito, dalla materialità impercettibile ma palpabile, di acqua e natura che solo una visionarietà astratta sa riprodurre o cogliere. Chiara Caselli, con la sua camera (“chiara “ credo per il suo processo e percorso digitali), nella sala del primo piano, quella nascosta e ultima nella visita, propone un polittico formato da tre più tre scatti simmetrici alla figura centrale più grande: Passione 2011. Opera-prototipo (l'originale è stato presentato alla 54^ Esposizione d'Arte di Venezia) da analizzare in chiave certamente laica, dove la luce scolpisce dal nero la figura che si esalta, pur nella sua fugacità.
Oltre per quest'ultima suggestione caravaggesca, ringraziamo Chiara per averci fatto conoscere un altro termine per le nostre delicate e scenografiche palme: Jubea. Ora, con questo nome, ci sembrano più belle. Che poi Chiara sia anche una brava attrice, ci ha fatto ancora più piacere averla scoperta come creatrice d'arte.  

Francesco Del Zompo


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