sabato 16 marzo 2019

“CLIMA CIAO”

     Tempi bui per il clima. Come da un po di tempo per BELLA CIAO, a San Benedetto del Tronto proibita perfino il 25 Aprile. Succede anche in altri posti.

    Tuttavia è bello oggi sentirla cantare in allegria, la veneranda e sempre giovane canzone di lotta - gustosamente rallentata alla Arbore, e in inglese, in tedesco, in svedese - da milioni di ragazzi che lhanno adottata come inno, nella giornata di Sciopero per il clima.

     Purtroppo come sempre mancano i fatti, le indispensabili azioni concrete corali.

     Mancano coerenza e coscienza, un po di sacrificio e, sì, un po di ribellione. Non accompagnata da reale contrasto al falso e illusorio mito della crescita, anche la difesa del clima diventa una moda festosa. Senza contenuti. Inutile perchè senza impegni concreti.

       Facile prevedere che il 15 marzo del prossimanno canteremo CLIMA CIAO al posto di BELLA CIAO. Poi ci proibiranno pure di cantarla e suonarla. 

Comincerà da SBT, scommettiamo?


PGC - 15 marzo 2019


venerdì 15 marzo 2019

Fino a un anno fa Max era Max…

Una vita dedicata alla scrittura, in ogni forma. [e al cinema]
Con gli ultimi 10 anni dedicati a UT, come fondatore direttore (regista) editorialista
confezionatore… lo sapete che UT era super artigianale e fatto in casa, come la pasta. 
Ma UT è andato, e Max poco dopo.
Di entrambi restano le tracce, qui raccolte in un libro virtuale che vi alleghiamo (in basso)
giusto in questo primo triste anniversario.
Avevamo (abbiamo) altri progetti. Alcuni di voi, per Massimo, ci hanno trasmesso ricordi,
aneddoti, pensieri, aforismi, disegni, musiche…
Per ora li conserviamo gelosamente, ma stiamo progettando per loro un UT che forse,
presto o tardi, come ci va, verrà alla luce. Segretamente, così non ci fermano.

Michaela, Francesco, Giuseppe, PGC

























Allegati da poter scaricare o consultare online.

Per computer (pagine affiancate):
https://drive.google.com/file/d/1YCuUD5_AushBv8OH2Qjj9jN2PVKuzi_O/view?usp=sharing

Per smartphone (pagine singole):
https://drive.google.com/file/d/1L2EdsHEqr9xrF_FZhBHOD4RPo6DMfwnk/view?usp=sharing

lunedì 11 marzo 2019

“ILLUMINA" anche da spento

        E Quid: il lampione stradale tutto da raccontare. Non solo perché - come tanti suoi simili, per contratto - di notte fa una bella luce e consuma poco. Quid (nomen omen) ha proprio un quid in più, se questo 8 febbraio ha vinto il 1° premio, WINNER in the category Lighting, al GERMAN AWARD 2019 di Francoforte.

        E che per i 45 membri della Giuria internazionale impegnati fra centinaia di finalisti di tutto il mondo è stata più convincente quellaltra sua prestazione inaspettata: il potersi aprire e chiudere - lassù in alto! - facilmente, con una semplice e istintiva rotazione del coperchio. In sicurezza e senza attrezzi, come il cofano di unauto, come una conchiglia, come una finestra zenitale, un oblò Elementare, Watson! 

        Intuitiva la differenza con i lampioni tradizionali: con entrambe le mani libere, qualsiasi manutenzione a 30 - 40 metri daltezza sarà sicura tranquilla e veloce (mentre il coperchio solidale di Quid, ruotato di 180° fungerà da piano dappoggio, dritto in verticale da parabrezza). Finito il lavoro clic, lo ri-chiuderai saldamente con una mano sola, come il cofano di una Porsche, come la capote della Mazda MX-5, come il coperchio di un trolley, come un libro

        E DESIGN, bellezza! Ce leravamo dimenticato, tanto questo vocabolo è inflazionato. E poi - magari non serviva - così semplice essenziale e innovativo, Quid è anche bello: al punto che, come unopera darte, illumina anche da spento! [chissà se sta scritto nella motivazione del premio, ehm io non parlo il tedesco, scusa, pardon]

       Toh, non vedo la firma del suo ideatore-designer-progettista Enzo Eusebi. Se fosse una  dimenticanza, i Guzzini che già producono Quid con successo in migliaia di pezzi, la mettano sul fianco della carrozzeria (come elegantemente usava una volta con le stilose fuoriserie italiane che facevano girar la testa). Enzo Eusebi, WINNER GERMAN AWARD 2019

            Altrimenti, al pigro mondo dellinformazione chi glielo dice che un premio così prestigioso è piovuto proprio da queste parti 


PGC - 10 marzo 2019



mercoledì 13 febbraio 2019

STUDIATE!

[Ferrovia Adriatica: barriere antirumore à la carte?]


        I treni fanno rumore, bella scoperta. Ma se i treni dobbiamo tenerceli, non resta che intervenire sul frastuono che provocano. Tema vecchissimo e ciclico, che ri-appassiona le genti della ferrovia, le fa tornare cittadini-cittadini, non solo dormienti, non solo votanti

        Ariecco così le barriere antirumore, da sempre spacciate come unica soluzione: sorta di invalicabile (doppio) muro di Berlino o - la scelta è ampia - muro messican-trumpiano, muro Marocco-Sahara Occ. , o tanti altri. 

Altezza tot metri, qualche finestra fissa da cui nessuno mai saffaccerà, e meno male senza filo spinato. Oscene come quelle dellautostrada qua vicino, muraglia industriale plastico-metallica-continua che incarcera boschi case e animali senza attenuare un bel niente, chiedere per credere: anzi, per sapere quando è sorto o tramontato il sole, devono andare su Meteo.it. 

        Un affare gigantesco e indisturbato questo delle barriere, tanto che, saturatosi ormai il mercato autostradale, si passa con disinvoltura al ferroviario. Lo dice la Legge, e le Ferrovie sono ligie e ubbidienti, e buone

        Ma cè chi le barriere le vuole e chi no, tutti con lecite motivazioni: fioriscono contrapposti comitati che si guardano in cagnesco. Parlano, gridano, chiedono, pretendono, si raccomandano, combattono, raccolgono firme, tirano per la giacca i politici amici, fanno conferenze stampa nei bar 

Fermenti tanto scontati quanto inutili, giacchè - piatto ricco mi ci ficco - è sicuro che barriere saranno: brutte, invasive, alte-altissime-costose-costosissime che, a fronte di qualche decibel in meno - quando va bene, e per caso - angosceranno chi ci abita vicino, aggiungendo brutto al brutto, deserto a deserto, tristezza a tristezza.

       Certo che dobbiamo combatterli, i rumori. 

       Ma lAcustica che li governa non è unopinione bensì una disciplina complessa e misteriosa, quasi una scienza, le cui regole e applicazioni vanno studiate e sperimentate caso per caso.

E  lAcustica dice che i rumori ferroviari sono tra i più complicati e capricciosi: rimbalzano come una palla da rugby, si riflettono si sommano si trasformano e si amplificano, per effetto del contorno ambientale; talvolta si attenuano senza un perché. Soprattutto viaggiano! Possono fermarli le barriere?... 

       Potevamo e dovevamo provvedere per tempo ad abbassare questi rumori alla fonte: per esempio adottando materiali cosiddetti morbidi per ruote e rotaie; costruendo massicciate misto-pietrose fonoassorbenti; ripensando il profilo dei binari per diminuire le occasioni di attrito/rumore; ringiovanendo un po i nostri treni (che a guardarli e a sentirne il feroce lamento di ferraglia morente ti pare di tornare all800)  

Lavessimo fatto, non ci troveremmo adesso nellurgenza di acquistare dal fornitore di (s)fiducia milioni di salvifiche (mavalà!) barriere-per-tutte-le-stagioni, alte-basse-vetrate-colorate, da mettere magari dove e come vuole il popolo dei comitation demand, à la carte 

    Le barriere. LAcustica, tra laltro, ci dice che: 

-  più alte di 4 metri non servono, specie se distanti dal binario oltre 3 metri: questione di traiettorie dei raggi sonori; 

-  per assorbire le onde e non farle rimbalzare non dovrebbero mai essere metalliche ma preferibilmente di legno (tavole non dure, incrociate), e spesse e imbottite e porose e mimetiche , non come quelle esili delle Ferrovie; 

-  la loro sezione dovrebbe essere curva, per trattenere i rumori in basso, che se scappano in alto non li prendi più. 

-  

        Ma le variabili sono tante, la barriera standard non esiste, la barriera è come un vestito da cucire su misura. Certi matti che studiano, poi, pensano che invece di rizzare dappertutto barriere dalla dubbia utilità, forse basterebbero delle minigonne tecniche applicate direttamente alla base dei vagoni fino a sfiorare i binari, per far “correre anche i rumori, ma chiusi sotto il treno. Altri ancora più matti immaginano una gigantesca simil-spugna (tutta da inventare) tra il pavimento dei vagoni e i binari, che con i rumori si comporterebbe come una spugna con lacqua ma non servirebbe strizzarla in stazione

        Insomma, cari comitati del sì e del no alle barriere, studiate meglio la faccenda: poi contrastateli con validi argomenti, i politici e le Ferrovie. A quelli inutile dirgli di studiare: gli basta lignoranza, per decidere per il peggio.


PGC - 12 febbraio 2019



sabato 19 gennaio 2019

EVVIVA IL TERREMOTO

        Ascoli Piceno 15 gennaio 19, sindaco Castelli: Se riusciremo a dimostrare il rapporto causa-effetto, con i fondi del sisma sistemeremo la Curva Sud dello Stadio Del Duca: con 5 milioni si potrebbe rifare anche la copertura della Tribuna Ovest. E farò appello al Commissario per ottenere fondi del sisma anche per le chiese comunali, quelle della diocesi li hanno già avuti(sic)

        La notizia, raccolta con soddisfazione dai sudditi e diffusa dalla stampa ai quattro venti, ha fatto - come si dice - il giro del mondo. Senza un soprassalto di sdegno, un battito di ciglia, una timida obiezione, unombra di perplessità, un fremito di vergogna. 

Nessuno - giornali (e figurati), comuni cittadini, chiesa, enti, istituzioni, circoli, associazioni, bocciofile - che abbia obiettato (con garbo ma anche no) su questa intenzione scellerata di dilapidare i fondi stanziati per il terremoto, già cronicamente insufficienti, sfilandoli con destrezza a chi ne ha vitale necessità e urgenza. 

        Ascoli per sua fortuna è stata solo sfiorata: scosse tante, ma danni relativamente pochi da un sisma che nella montagna vicina ha cancellato paesi e comunità; tragedia della quale ciò che resta è ancora colpevolmente affogato nelle macerie; abitanti divenuti profughi erranti o sardine in scatola, in lager di casette tardive e pericolose, inospitali e malsane (eppur pagate come ville perché non sia mai che in Italia non si lucri sulle disgrazie).

        Ma certo Castelli per mestiere deve curarsi della sua Ascoli, e abbellirla, migliorarla: quindi perché non sventolare scale Richter per rastrellare agilmente denari e denari da buttarci su? 

        Ed essendo fuor di dubbio che lo stadio (in manutenzione perenne) ha vibrato per il terremoto - e proprio la Curva Sud e il tetto della Tribuna Ovest, pensa tu -  così come è certo che le chiese comunali si sono crepate spaventando i santi, ora basterà solo dimostrare il rapporto causa-effetto e giù milioni a cascata per gli interventi indispensabili irrinunciabili urgenti al grido di dio-lo-vuole e il-calcio-lo-vuole. Tutto secondo le regole, si capisce.

        Poi ad Ascoli, dove lelettorato C.& C. (Calcio & Cattolici) ha la maggioranza, si vota. E quale migliore Campagna Elettorale, che rifare lo Stadio e qualche chiesa? Meglio ancora se con furba enfasi mediatica. 
Evviva il terremoto.


PGC -  18 gennaio 2019



domenica 23 dicembre 2018

CHRISTO, che scuola!

[ Anche Grottammare ha il suo Reichstag impacchettato, ma non da Christo ]


        È stato inutile sperare di metterci poco tempo, o il tempo giusto, per rifare il tetto alla Scuola Elementare Speranza (nomen omen).

        Vederla a Natale ancora tutta impacchettata per lavori in corso fa un certo effetto. 

Ma non è un pacco-regalo, è proprio un pacco-pacco. Il nuovo tetto di legno non è stato ancora montato, i lavori continuano a rilento - quando non sono addirittura fermi - e gli alunni continuano a fare i profughi di qua e di là, i genitori quasi se li perdono. [Ma non fiatano]. 

In compenso il Comune spande ai 4 venti saccenti veline e tutto-è-a-posto, tutto-è-in-ordine, tutto-è-sotto-controllo, e ridicolizza e bastona chi osa appena contraddirlo. Un Comune virtuoso così fa. Voi non capite, voi non sapete, voi non studiate, voi non lavorate, voi non vi documentate, voi come vi permettete. Giù sberle. Occristo!

        Era davvero meglio affidarsi a Christo. A parte il tetto di legno - si sarebbe sapientemente occupato anche di quello - lavrebbe certo impacchettata meglio la nostra scuola, con tessuto argentato come il Reichstag di Berlino, cui limpacchettata Speranza [tedesco Hoffnung] somiglia in modo impressionante. Un figurone per Natale, altro che presepe vivente.

        E come in tutte le sue opere dadaiste, Christo Yavachev avrebbe rispettato al minuto i tempi di consegna. 

        Christo non fallisce.


PGC - 22 dicembre 2018


lunedì 17 dicembre 2018

"Mozzacchio" ®

Da Spelacchio a Mozzacchio: la triste sorte degli Alberi di Natale


     Può un nostro giovane albero finir peggio di uno di quegli abeti rossi della Val di Fiemme stroncati a migliaia dal vento elefante? (per dirla con Paolo Conte)

     Cerrrto che può, se capita nelle grinfie di Babbo Natale a San Benedetto.

     Non solo il tronco mozzato malamente. Ma pure brutalizzato con cunei battuti a martellate per tenerlo in piedi morto, impalato in piazza su un cubo di cemento, con le lucine cinesi - più tristi di quelle del cimitero - buttate a casaccio fra i rami. 

     Lhanno subito chiamato Mozzacchio ®. Gli piangono accanto i salici-piangenti scelleratamente segati a novembre
       
     Un posto allegro, Piazza Matteotti.

     Nessuno si meraviglierà se la giostrona finto-ottocento che per tre mesi (!) ci delizierà a pagamento, vorrà ogni tanto intonare una marcia funebre.


PGC - 16 dicembre 2018 


giovedì 22 novembre 2018

“Non ci resta che piangere”

Siamo nel duemiladiciottoquasiduemiladiciannove e non nel millequattrocentoquasimillecinquecento, e San Benedetto non è Frittole.

Eppure non ci resta che piangere, alla vista dei salici piangenti appena giustiziati sulla pubblica piazza davanti alla chiesa.

      Del più grande e bello - che ha sempre pianto, come da contratto, e pure con convinzione - i cui lunghi rami con foglie a punta verdi o gialle si curvavano fino a terra e i bambini ci giocavano a nascondino, ora resta solo un moncone di tronco (circa 70 cm. di circonferenza) ancora umido di lacrime. 

Dice il medico del Comune che non è certo Leonardo da Vinci che soffriva di malattia incurabile (mah). Come pure gli altri, di cui non allego le foto per non inumidire ancor di più gli occhi.

        Sembra quasi di vedere lì intorno lugubri figuri in mantello nero a cavallo: ma in questa città cannibale cè davvero una fatwa che stermina gli alberi a velocità elettrodomestica. Non solo i pini, vittime favorite di questa ed altre amministrazioni di scellerata incurabile miopia. Adesso pure i salici piangenti. E non siamo nel 1492, dicevo.

        In questa parte di città cerano solo quei salici piangenti che, pur se solitari e piantati lì per caso, per ignoranza, per moda, ingentilivano un po lorrido paesaggio urbano, lo squallore  di un quartiere disfatto, trafitto dalla fredda luce di giganti chiodi metallizzati e storti (erano i soli che ridevano mentre con fascistica rapidità segavano i salici piangenti). 

        In questo vuoto intersociale che è San Benedetto sembra prevalga un cupio dissolvi, un desiderio di rovina che esala soprattutto, come un vapore mefitico, da ridicole assemblee di uomini inutili, insieme alla lurida ansia di demolire anche i ricordi [Ballarin], al gusto di vincere nellignoranza, alla prepotenza di affilar coltelli - e seghe - in continue devastanti prove muscolari.

        Oggi il risultato è che non abbiamo più i nostri bei salici piangenti. Ma nella chiesa di San Giuseppe lì presso, immutati incalzeranno funerali comunioni cresime e matrimoni, e nessuno tra genuflessioni e meaculpa e litanie verserà una lacrima per quei salici uccisi.

        Dunque, con gli occhi impastati di cemento e traffico*, davvero non ci resta che piangere. Malgrado Benigni e Troisi.

(*E. Jannacci)

PGC - 22 novembre 2018 


martedì 20 novembre 2018

Sicurezza un corno!

       Dalla stampa locale: Il Comune di Ripatransone, in quanto aggiudicatario del Bando di Sicurezza del Ministero dellInterno (a firma Minniti!) per linstallazione di telecamere di videosorveglianza, riceverà 50.000 euro con la compartecipazione del 30%. Non è chiaro se il Comune spenderà il 30% di 50.000 erogati dallo Stato - dunque solo 15.000 dei suoi - o se 50.000 è la compartecipazione statale per il 30% della spesa totale, che sarebbe ben diverso Ho chiesto in giro, anche agli addetti ai lavori, il dubbio resta.

Comunque sia: sindaco Lucciarini esulta. “…Chiaro segnale della direzione positiva che sta assumendo la nostra azione di governo della città (sic) per assorbire le esigenze in essere (sic) telecamere di sorveglianza strumento strategico per la tutela del bisogno di sicurezza espresso dalla nostra comunità (sic)…”

 Sindaco, ma come parli, cosè questo linguaggio da verbale di Questura?... Ma soprattutto: davvero pensi che Ripa - Ripa! - debba  contrastare fenomeni di criminalità diffusa? (la condizione, appunto, per avere la regalia di 50.000 euro). 

       Qui non ci sono bande armate scorrazzanti per il paese, non ci sono sparatorie, inseguimenti, rapine, scippi, non si vende droga al bar o in chiesa, niente assalti a banche e diligenze, spaccate alle goiellerie, rapimenti di suore, roghi di pullman Abbiamo al massimo i soliti maruoli, che non mancano mai. Più qualche cinghiale dai modi poco urbani, ma già gli sparano  

Sembrano, dico sembrano, inoperosi gli stessi Carabinieri della locale Stazione - a  parte le quasi amichevoli palettate per controlli in Valtesino - e se gli telefoni per unurgenza risponde San Benedetto, campa cavallo.

       Insomma: non siamo in emergenza, non siamo allo Stato di Polizia, Ripa non è Chicago anni 20 né Roma/San Lorenzo né Napoli dei Quartieri Spagnoli 

È assurdo, oltre che irresponsabile ed eticamente riprovevole, allarmare i cittadini con lossessione della Sicurezza, cavalcata a manetta e strumentalmente - come vediamo ogni giorno - da certi governanti in odore di fascismo.

       E poi: non è che siamo arretrati, qui a Ripa, qualche telecamera cè già, ci sono quelle delle Banche, della Posta e non pare che stiano continuamente a sbobinare i tremolanti filmati per scoprire chissà chi.

       Le Sicurezze di cui i Ripani hanno necessità sono di altro genere e di ben più pratico livello. Per esempio, le strisce bianche (o gialle) sulle strade per combattere la nebbia che qui cè sempre. Costano poco (difficile far la cresta), sono facili da disegnare. È stato detto chiesto e scritto più volte, allex sindaco, allex Presidente della Provincia (che è pure di Ripa). Neanche una risposta. Maleducati. 

       Così arriva un altro inverno e stiamo peggio di prima per colpa di chi amministra: che dovrebbe con coraggio rifiutare quei 50.000 da dilapidare in telecamere inutili, regalati da uno Stato che gioca sulle psicosi collettive e sulla supina accettazione da parte dei poteri locali di una politica tanto muscolare quanto inefficace; e dovrebbe invece saggiamente spenderne almeno 15.000 in vernice (li spenderebbe comunque, se non di più, in telecamere) per evitare disagi, pericoli e qualche incidente ai suoi sudditi.


 PGC - 20 novembre 2018 


mercoledì 31 ottobre 2018

È tutto in regola

Grottammare, San Martino, gli animali


       Gli anni passano, a Grottammare cambiano - si fa per dire - le amministrazioni, ma le teste (di legno) rimangono le stesse, uguale la cultura che ne guida le scelte.

       Così quel Regolamento Comunale per la tutela e il benessere degli animali con cui anni fa Grottammare recepiva tardivamente - dopo aver a lungo disatteso l'obbligo - la L.R.Marche n.10/97, conserva invariato il carattere di ciò che nasce per forza e non per convinto moto di civiltà.

       Lacunoso e molto al di sotto della sufficienza, esso non contempla il pur richiesto divieto (in molti Comuni italiani già da tempo in vigore ) di esporre e vendere animali daffezione nonché uccelli, pesci ecc. nei mercati locali (alcuni dei quali - San Martino, San Paterniano - si protraggono per almeno due giorni, in passato anche tre). E neppure prevede uno straccio di limite orario allesposizione/vendita di animali negli stand, minimo sindacale di rispetto per la dignità e i caratteri etologici delle inermi creature.  

[A dispetto di ciò, e con sprezzo della decenza, il Comune continua a definirisi animal friendly].

       Dunque la barbarie continua. Nellanno domini 2018, per limminente Fiera di San Martino saranno cinque gli stand che esporranno/venderanno animali vivi. E non per un giorno né per qualche ora, ma per due giorni (10 e 11 novembre), dalla mattina fino alla sera, in condizioni di notevole stress. Basterebbe questo al configurarsi del reato di maltrattamento di animali per la L.109/2004

       I normali controlli di routine - il trucco con cui da sempre gli amministratori credono di giustificare questa scelta di inciviltà - nulla toglieranno (questanno come gli altri) al martirio di animali esposti in gabbie per più giorni, sottoposti al forte stress della confusione, del viaggio, delle condizioni climatiche; flagellati dai rumori, frastornati dalla folla vociante, sofferenti per limpossibilità di sgambare, provati dalle lunghissime ore di stabulazione, dalle condizioni del trasporto, dallalterato ritmo di sonno/veglia

     Sotto la bandiera di tradizione e cultura asservite a logiche bottegaie, i decisori resistono tenacemente alle trasformazioni dell'etica, della sensibilità comune, alle stesse certezze scientifiche: a tutto ciò che, indicando gli animali come esseri senzienti dotati di vita emotiva e psichica, ne condanna lo sfruttamento a fini di lucro, divertimento, spettacolo, e la violenza su di essi esercitata in qualsiasi forma. Assorta nellestatica contemplazione di sé, questamministrazione come le precedenti resta impermeabile al principio che gli animali non sono merce da trascinare per fiere e mercati a beneficio di portafogli privati e casse pubbliche.

     Ma, come da copione, È tutto in regola! griderà dalle stanze dei bottoni, incurante del messaggio diseducativo e antietico di cui si fa portatrice. È tutto in regola! le farà eco la stampa-da-riporto spargendo turibolate dincenso su questi eredi dellEtà dei Lumi, e come ogni anno intonerà alto il peana per la grandiosa fiera che mobilita folle oceaniche e che tutto il mondo, va da sé, ci invidia.

       Gli animali hanno propri diritti e dignità come te stesso. È un ammonimento che suona quasi sovversivo. Facciamoci allora sovversivi: contro ignoranza, indifferenza, crudeltà.  (Marguerite Yourcenar)


Sara Di Giuseppe - 28 ottobre 2018