Dalle nostre parti gli aerei ne passano di tanto in tanto e appena si vedono, lasciando scie più o meno 'bianche' sfilacciandosi per decine di minuti. Ci fanno alzare il naso e magari sognare per un viaggio che mai sarà. Più facilmente passano elicotteri o canadair in caso di incendi vicini alla costa. Per questo in estate c'è sicuramente più traffico sopra le nostre teste.
Oggi e domani, udite udite, vedremo delle scie Tricolori... Uau! Così la costa sbennese si popolerà di smartphone flescianti, telecamere portatili, tutti attrezzati con bastoni per selfie, binocoli, monocoli, cicli, tricicli e monopattini per seguire il color patrio. L'Amministrazione felice e contenta di aver risvegliato l'amor patrio (per mascherare la propria insipienza), saluta e ringrazia con qualche decina di migliaia di euro della comunità la medagliata Pattuglia Acrobatica. L'ennesima occasione per imbottire di militarismo i molti astanti, con performance di parà, idrovolanti e mongolfiere nel paese dei tarocchi.
Francesco dZ - 8 giugno 2019
sabato 8 giugno 2019
domenica 19 maggio 2019
[PICCOLO DECALOGO DI RESISTENZA CIVILE]
…a Matte’, se trovi uno di questi striscioni che fai, mi arresti?
1 MATTO DA LEGARE
2 CHI LEGA non MANGIA LE MELE
3 FESSO CHI LEGA
4 LA FELPA NON E’ ELEGANTE
5 LE STELLE NON HANNO LEGAMI
6 LEGALMENTE ME NE FREGO
7 MI FANNO MALE I LEGAMENTI
8 CON TE NON FACCIO LEGA
9 LEGATI (almeno) LA LINGUA
10 LA LEGA E’ UN EX VOTO
PGC - 18 maggio 2019
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giovedì 9 maggio 2019
- Meglio castrato o cotoletta? -
Quando non si hanno idee si creano slogan per dementi
Non c'è che dire, Matteo il truce ci sa fare. Lanciare sempre il sasso oltre l'ostacolo, non il cuore come qualcuno sarebbe tentato a pensare. Distrarre a cerchi concentrici, stupire, alzare polveroni, dare l'impressione che ogni idea da lui proposta è più importante di quanto si pensi. Vitale, inderogabile, come direbbe il sempre green dal testone stagliato e spiccante su fondo nero. Daresoluzioni rapide, veloci, cotte e mangiate da assimilare velocemente.
Una volta si raccoglievano firme per petizioni o referendum. Si parlava di divorzio, giustizia, aborto, nucleare, droghe, obiezione di coscienza, magistratura, finanziamento pubblico ai partiti, procreazione assistita, sulle trivelle in Adriatico etc. etc. L'ultimo, in ordine di tempo e forse anche in termini assoluti, visto la sconfitta della sinistra ex-governativa, è quello del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale.
Non c'è che dire, proprio un bel salto: la proposta di legge per la castrazione chimica da aggiungere alla galera per stupratori e pedofili. Ma non sarebbe meglio la cotoletta del 'castrato'? Magari più economica, non bisognosa di 'chimica'.
Domanda fatta dal sottoscritto al presidio sambese-leghista:
Perché non richiedete anche la firma per la lobotomia?
Perché non richiedete anche la firma per la lobotomia?
Dopo uno sguardo assente e/o sorpreso del banchettaro neoleghista fresco di nomina, ripeto:
Bisognerebbe aggiungere la lobotomia se nel caso non funzioni la castrazione chimica. Dovete dirlo a Salvini… e che cavolo! (a proposito di castrazione).
Bisognerebbe aggiungere la lobotomia se nel caso non funzioni la castrazione chimica. Dovete dirlo a Salvini… e che cavolo! (a proposito di castrazione).
Questa lega slegata, senza lacci e laccioli, irrefrenabile, posta nella trinacria governativa campana-pugliese-lombarda, ci porterà, se non già, nella sstoria con le due esse minuscole e destrorzamente sibilanti, fatta di stoltezza, violenza e cinismo.
Francesco Del Zompo - Sben, domenica 5 maggio 2019
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lunedì 6 maggio 2019
Nureyev al clarinetto
MUSICAUNA – Tributo a JOBIM
Gabriele Mirabassi [clarinetto] e FORM [Orchestra Filarmonica Marchigiana]
Trombone, Arr. e Dir. Orch. Massimo Morganti
Chitarra G. Bianchini
Contrabbasso G. Pesaresi
Batteria B. Marcozzi
MACERATA - Teatro Lauro Rossi 2 maggio 2019 ore 21
Saranno state all’inizio le astratte “atmosfere impressionistiche alla Debussy” di Saudade do Brasil (solo orchestrale), poi l’eleganza dei ritmi morbidi di Tempo do mar con la chitarra acustica, a far sì che, arrivati a Desafinado, io abbia associato Mirabassi all’immenso Nureyev. Senza offesa per entrambi.
Perché lui è “cobra-Mirabassi”: così lo apostrofò icasticamente Valerio Colzani 5 anni fa, al Teatro del Pavone di Perugia, per quel suo contorcersi e avvilupparsi su se stesso nel suonare; e perché anche stasera “danza” intorno al clarinetto mentre ne tira fuori quei suoni solo suoi, magici e impossibili quanto un’elevazione verticale di Nureyev. Poi, Nureyev e Jobim erano contemporanei e si conoscevano. E quante volte il russo che “era la danza stessa”, deve aver danzato L’aprés-midi d’un faune che Debussy compose proprio per i Ballets russes. D’accordo: forse Nureyev non sapeva suonare il clarinetto…
Con quel Desafinado il concerto poteva anche finire: l’imprevedibile inizio pensante di tromba con i minimalisti chitarra-contrabbasso-batteria dell’ensemble-Mirabassi al ritmo scarno di bossanova lenta (alla Arbore); quindi il clarinetto-Mirabassi che esitante s’avvia sulle tracce della tromba (ma sotto di un’ottava - mi pare - e parecchio più calmo rispetto alle Desafinado che conosciamo); a seguire, lo scoppiettante trombone-jazz quasi solista del direttore Morganti.
La FORM dietro, a tessere atmosfere calde e distese di un Brasile amico ma impenetrabile, come una foresta in ebollizione. Ma quando poi l’orchestra vira impercettibile su un simil 3/4, Mirabassi t’inventa tutt’un altro Desafinado, il suo: fresca cascata di note trasparenti e velocissime, e “danzante”: lui che suona su un piede come una gru, o surfando come su una tavola sul Rio Negro, o simulando arrampicate, salti, sospensioni… sempre battendo precipitosamente il tempo sul palco a sottolineare atavici legami d’Africa.
Acrobazie al ralenti, senza angoli. Ad ogni “guizzo”, ad ogni sbang di scarpa-che-atterra, t’immagini uccelli del paradiso volare spaventati, animali esotici inseguirsi chiamandosi sopra e sotto gli alberi, impressionanti scrosci d’acqua, carnevali infiniti che sfilano al ritmo di samba… Ma senza confusione. Desafinado movimentato e leggero, “impressionistico”, dai colori apparenti ma vibranti. La scelta orchestra pare quella di Paolo Conte, creativa e sicura, senza ansia. Anche lei ammirata e divertita da Mirabassi, magari anche a qualche musicista sarà venuto in mente Nureyev…
Beh, il nostro Mirabassi da Perugia, né agile né asciutto né volante né russo, che veste sempre superclassico anni ’70 ampio e scuro (altro che bianco), che neanche el purta i scarp de tennis, mi evoca il grande Nureyev proprio perchè nell’aspetto è soavemente il suo contrario, ma la sua musica “movimentata” scorre inarrestabile unica miracolosa e sublime come la danza di Nureyev.
Tutto così il concerto. Quale miglior tributo ad Antônio Carlos Jobim inventore della bossanova sinonimo di Brasile. “Non come il samba, che sembra la cosa più tropicale che c’è ma è nato a Casarsa, nel nostro Polesine”, ci svela sottovoce Mirabassi in una breve divertente ma colta e profondissima “conferenza” sulla musica di stasera, tra A felicidade, Chovendo na roseira, Correnteza – Eu sei que vou te amar, Você vai ver… Sempre Nureyev al clarinetto, anche al bis.
PGC - 6 maggio 2019
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sabato 16 marzo 2019
“CLIMA CIAO”
Tempi bui per il clima. Come da un po’ di tempo per “BELLA CIAO”, a San Benedetto del Tronto proibita perfino il 25 Aprile. Succede anche in altri posti.
Tuttavia è bello oggi sentirla cantare in allegria, la veneranda e sempre giovane canzone di lotta - gustosamente rallentata “alla Arbore”, e in inglese, in tedesco, in svedese… - da milioni di ragazzi che l’hanno adottata come inno, nella giornata di “Sciopero per il clima”.
Purtroppo come sempre mancano i fatti, le indispensabili azioni concrete corali.
Mancano coerenza e coscienza, un po’ di sacrificio e, sì, un po’ di ribellione. Non accompagnata da reale contrasto al falso e illusorio mito della crescita, anche la difesa del clima diventa una moda festosa. Senza contenuti. Inutile perchè senza impegni concreti.
Facile prevedere che il 15 marzo del prossim’anno canteremo “CLIMA CIAO” al posto di “BELLA CIAO”. Poi ci proibiranno pure di cantarla e suonarla.
Comincerà da SBT, scommettiamo?
PGC - 15 marzo 2019
venerdì 15 marzo 2019
Fino a un anno fa Max era Max…
Una vita dedicata alla scrittura, in ogni forma. [e al cinema]
Con gli ultimi 10 anni dedicati a UT, come fondatore direttore (regista) editorialista
confezionatore… lo sapete che UT era super artigianale e fatto in casa, come la pasta.
confezionatore… lo sapete che UT era super artigianale e fatto in casa, come la pasta.
Ma UT è andato, e Max poco dopo.
Di entrambi restano le tracce, qui raccolte in un libro virtuale che vi alleghiamo (in basso)
giusto in questo primo triste anniversario.
giusto in questo primo triste anniversario.
Avevamo (abbiamo) altri progetti. Alcuni di voi, per Massimo, ci hanno trasmesso ricordi,
aneddoti, pensieri, aforismi, disegni, musiche…
aneddoti, pensieri, aforismi, disegni, musiche…
Per ora li conserviamo gelosamente, ma stiamo progettando per loro un UT che forse,
presto o tardi, come ci va, verrà alla luce. Segretamente, così non ci fermano.
presto o tardi, come ci va, verrà alla luce. Segretamente, così non ci fermano.
Michaela, Francesco, Giuseppe, PGC
Allegati da poter scaricare o consultare online.
Per computer (pagine affiancate):
https://drive.google.com/file/d/1YCuUD5_AushBv8OH2Qjj9jN2PVKuzi_O/view?usp=sharing
Per smartphone (pagine singole):
https://drive.google.com/file/d/1L2EdsHEqr9xrF_FZhBHOD4RPo6DMfwnk/view?usp=sharing
Per computer (pagine affiancate):
https://drive.google.com/file/d/1YCuUD5_AushBv8OH2Qjj9jN2PVKuzi_O/view?usp=sharing
Per smartphone (pagine singole):
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lunedì 11 marzo 2019
“ILLUMINA" anche da spento
E’ Quid: il lampione stradale tutto da raccontare. Non solo perché - come tanti suoi simili, per contratto - di notte fa una bella luce e consuma poco. Quid (nomen omen) ha proprio un quid in più, se questo 8 febbraio ha vinto il 1° premio, WINNER in the category “Lighting”, al GERMAN AWARD 2019 di Francoforte.
E’ che per i 45 membri della Giuria internazionale impegnati fra centinaia di finalisti di tutto il mondo è stata più convincente quell’altra sua prestazione inaspettata: il potersi aprire e chiudere - lassù in alto! - facilmente, con una semplice e istintiva rotazione del coperchio. In sicurezza e senza attrezzi, come il cofano di un’auto, come una conchiglia, come una finestra zenitale, un oblò… Elementare, Watson!
Intuitiva la differenza con i lampioni “tradizionali”: con entrambe le mani libere, qualsiasi manutenzione a 30 - 40 metri d’altezza sarà sicura tranquilla e veloce (mentre il coperchio solidale di Quid, ruotato di 180° fungerà da piano d’appoggio, dritto in verticale da parabrezza…). Finito il lavoro “clic”, lo ri-chiuderai saldamente con una mano sola, come il cofano di una Porsche, come la capote della Mazda MX-5, come il coperchio di un trolley, come un libro…
E’ DESIGN, bellezza! Ce l’eravamo dimenticato, tanto questo vocabolo è inflazionato. E poi - magari non serviva - così semplice essenziale e innovativo, Quid è anche bello: al punto che, come un’opera d’arte, “illumina” anche da spento! [chissà se sta scritto nella motivazione del premio, ehm… io non parlo il tedesco, scusa, pardon…]
Toh, non vedo la firma del suo ideatore-designer-progettista Enzo Eusebi. Se fosse una dimenticanza, i Guzzini che già producono Quid con successo in migliaia di pezzi, la mettano sul fianco della carrozzeria (come elegantemente usava una volta con le stilose fuoriserie italiane che facevano girar la testa). Enzo Eusebi, WINNER GERMAN AWARD 2019.
Altrimenti, al pigro mondo dell’informazione chi glielo dice che un premio così prestigioso è piovuto proprio da queste parti…
PGC - 10 marzo 2019
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mercoledì 13 febbraio 2019
STUDIATE!
[Ferrovia Adriatica: barriere antirumore à la carte?]
I treni fanno rumore, bella scoperta. Ma se i treni dobbiamo tenerceli, non resta che intervenire sul frastuono che provocano. Tema vecchissimo e ciclico, che ri-appassiona le genti della ferrovia, le fa tornare cittadini-cittadini, non solo dormienti, non solo votanti…
Ariecco così le barriere antirumore, da sempre spacciate come unica soluzione: sorta di invalicabile (doppio) muro di Berlino o - la scelta è ampia - muro messican-trumpiano, muro Marocco-Sahara Occ. , o tanti altri.
Altezza tot metri, qualche finestra fissa da cui nessuno mai s’affaccerà, e meno male senza filo spinato. Oscene come quelle dell’autostrada qua vicino, muraglia industriale plastico-metallica-continua che incarcera boschi case e animali senza attenuare un bel niente, chiedere per credere: anzi, per sapere quando è sorto o tramontato il sole, devono andare su Meteo.it.
Un affare gigantesco e indisturbato questo delle barriere, tanto che, saturatosi ormai il mercato autostradale, si passa con disinvoltura al ferroviario. Lo dice la Legge, e le Ferrovie sono ligie e ubbidienti, e buone…
Ma c’è chi le barriere le vuole e chi no, tutti con lecite motivazioni: fioriscono contrapposti comitati che si guardano in cagnesco. Parlano, gridano, chiedono, pretendono, si raccomandano, combattono, raccolgono firme, tirano per la giacca i politici amici, fanno conferenze stampa nei bar…
Fermenti tanto scontati quanto inutili, giacchè - piatto ricco mi ci ficco - è sicuro che barriere saranno: brutte, invasive, alte-altissime-costose-costosissime che, a fronte di qualche decibel in meno - quando va bene, e per caso - angosceranno chi ci abita vicino, aggiungendo brutto al brutto, deserto a deserto, tristezza a tristezza.
Certo che dobbiamo combatterli, i rumori.
Ma l’Acustica che li governa non è un’opinione bensì una disciplina complessa e misteriosa, quasi una scienza, le cui regole e applicazioni vanno studiate e sperimentate caso per caso.
E l’Acustica dice che i rumori ferroviari sono tra i più complicati e capricciosi: rimbalzano come una palla da rugby, si riflettono si sommano si trasformano e si amplificano, per effetto del contorno ambientale; talvolta si attenuano senza un perché. Soprattutto viaggiano! Possono fermarli le barriere?...
Potevamo e dovevamo provvedere per tempo ad abbassare questi rumori alla fonte: per esempio adottando materiali cosiddetti “morbidi” per ruote e rotaie; costruendo massicciate misto-pietrose fonoassorbenti; ripensando il profilo dei binari per diminuire le occasioni di attrito/rumore; ringiovanendo un po’ i nostri treni (che a guardarli e a sentirne il feroce lamento di ferraglia morente ti pare di tornare all’800)…
L’avessimo fatto, non ci troveremmo adesso nell’urgenza di acquistare dal fornitore di (s)fiducia milioni di salvifiche (mavalà!) barriere-per-tutte-le-stagioni, alte-basse-vetrate-colorate, da mettere magari dove e come vuole il “popolo dei comitati”: on demand, à la carte …
Le barriere. L’Acustica, tra l’altro, ci dice che:
- più alte di 4 metri non servono, specie se distanti dal binario oltre 3 metri: questione di traiettorie dei raggi sonori;
- per assorbire le onde e non farle rimbalzare non dovrebbero mai essere metalliche ma preferibilmente di legno (tavole non dure, incrociate), e spesse e imbottite e porose e mimetiche… , non come quelle esili delle Ferrovie;
- la loro sezione dovrebbe essere curva, per “trattenere” i rumori in basso, che se scappano in alto non li prendi più.
- …
Ma le variabili sono tante, la barriera standard non esiste, la barriera è come un “vestito da cucire su misura”. Certi matti che studiano, poi, pensano che invece di rizzare dappertutto barriere dalla dubbia utilità, forse basterebbero delle “minigonne tecniche” applicate direttamente alla base dei vagoni fino a sfiorare i binari, per far “correre” anche i rumori, ma “chiusi” sotto il treno. Altri ancora più matti immaginano una gigantesca simil-spugna (tutta da inventare) tra il pavimento dei vagoni e i binari, che con i rumori si comporterebbe come una spugna con l’acqua… ma non servirebbe strizzarla in stazione…
Insomma, cari comitati del sì e del no alle barriere, studiate meglio la faccenda: poi contrastateli con validi argomenti, i politici e le Ferrovie. A quelli inutile dirgli di studiare: gli basta l’ignoranza, per decidere per il peggio.
PGC - 12 febbraio 2019
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sabato 19 gennaio 2019
EVVIVA IL TERREMOTO
Ascoli Piceno 15 gennaio ’19, sindaco Castelli: “Se riusciremo a dimostrare il rapporto causa-effetto, con i fondi del sisma sistemeremo la Curva Sud dello Stadio Del Duca: con 5 milioni si potrebbe rifare anche la copertura della Tribuna Ovest. E farò appello al Commissario per ottenere fondi del sisma anche per le chiese comunali, quelle della diocesi li hanno già avuti”. (sic)
La notizia, raccolta con soddisfazione dai sudditi e diffusa dalla stampa ai quattro venti, ha fatto - come si dice - il giro del mondo. Senza un soprassalto di sdegno, un battito di ciglia, una timida obiezione, un’ombra di perplessità, un fremito di vergogna.
Nessuno - giornali (e figurati), comuni cittadini, chiesa, enti, istituzioni, circoli, associazioni, bocciofile… - che abbia obiettato (con garbo ma anche no) su questa intenzione scellerata di dilapidare i fondi stanziati per il terremoto, già cronicamente insufficienti, sfilandoli con destrezza a chi ne ha vitale necessità e urgenza.
Ascoli per sua fortuna è stata solo sfiorata: scosse tante, ma danni relativamente pochi da un sisma che nella montagna vicina ha cancellato paesi e comunità; tragedia della quale ciò che resta è ancora colpevolmente affogato nelle macerie; abitanti divenuti profughi erranti o sardine in scatola, in lager di casette tardive e pericolose, inospitali e malsane (eppur pagate come ville perché non sia mai che in Italia non si lucri sulle disgrazie).
Ma certo Castelli per mestiere deve curarsi della sua Ascoli, e abbellirla, migliorarla: quindi perché non sventolare scale Richter per rastrellare agilmente denari e denari da buttarci su?
Ed essendo fuor di dubbio che lo stadio (in manutenzione perenne) ha vibrato per il terremoto - e proprio la Curva Sud e il tetto della Tribuna Ovest, pensa tu - così come è certo che le chiese comunali si sono crepate spaventando i santi, ora basterà solo dimostrare il “rapporto causa-effetto” e giù milioni a cascata per gli interventi indispensabili irrinunciabili urgenti al grido di dio-lo-vuole e il-calcio-lo-vuole. Tutto secondo le regole, si capisce.
Poi ad Ascoli, dove l’elettorato C.& C. (Calcio & Cattolici) ha la maggioranza, si vota. E quale migliore Campagna Elettorale, che rifare lo Stadio e qualche chiesa? Meglio ancora se con furba enfasi mediatica.
Evviva il terremoto.
PGC - 18 gennaio 2019
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domenica 23 dicembre 2018
CHRISTO, che scuola!
[ Anche Grottammare ha il suo Reichstag impacchettato, ma non da Christo ]
È stato inutile sperare di metterci poco tempo, o il tempo giusto, per rifare il tetto alla Scuola Elementare “Speranza” (nomen omen).
Vederla a Natale ancora tutta impacchettata per lavori in corso fa un certo effetto.
Ma non è un pacco-regalo, è proprio un pacco-pacco. Il nuovo tetto di legno non è stato ancora montato, i lavori continuano a rilento - quando non sono addirittura fermi - e gli alunni continuano a fare i profughi di qua e di là, i genitori quasi se li perdono. [Ma non fiatano].
In compenso il Comune spande ai 4 venti saccenti veline e tutto-è-a-posto, tutto-è-in-ordine, tutto-è-sotto-controllo, e ridicolizza e bastona chi osa appena contraddirlo. Un Comune virtuoso così fa. Voi non capite, voi non sapete, voi non studiate, voi non lavorate, voi non vi documentate, voi come vi permettete. Giù sberle. Occristo!
Era davvero meglio affidarsi a Christo. A parte il tetto di legno - si sarebbe sapientemente occupato anche di quello - l’avrebbe certo impacchettata meglio la nostra scuola, con tessuto argentato come il Reichstag di Berlino, cui l’impacchettata “Speranza” [tedesco Hoffnung] somiglia in modo impressionante. Un figurone per Natale, altro che presepe vivente.
E come in tutte le sue opere dadaiste, Christo Yavachev avrebbe rispettato al minuto i tempi di consegna.
Christo non fallisce.
PGC - 22 dicembre 2018
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