mercoledì 28 agosto 2013

La "nostra" Enrica Loggi a "Sotto la tettoia"

Sotto 
la tettoia
al riparo dalle cattive lune


CINEMA - POESIA - MOSTRE

INCONTRI ESTIVI 2013

Venerdì 30 agosto ore 21,30

Enrica Loggi

Letture di Poesie da "...A una rima di vento"




Presenta: Antonella Roncarolo

Voci recitanti: Enrica Loggi e Piergiorgio Cinì

Accompagnamento musicale: Lorenzo Evangelisti

seguiranno momenti conviviali

presso: B&B Cantine Cameli
S.P. Valtesino Km.2 - GROTTAMMARE
tel. 0735 632497 - cell. 340 3574414
info@bebcantinecameli.it 


domenica 4 agosto 2013

Viaggio nell'illusione del - 70%. Libreria MONDADORI San Benedetto del Tronto: sconti del 70% per tutto agosto. Sta scritto! Per favore, non barate sui libri

Decine di cartelli rossi foderano le vetrine, grandi, vivaci, inequivocabili: -70% dal 1 al 31 agosto. Non è una libreria qualsiasi alla canna del gas, ma la MONDADORI, la più grande di San Benedetto e della provincia di Ascoli Piceno, piazzata al centro-centro della città e dell’isola pedonale. Più grande di un supermercato, di una concessionaria auto, di una discoteca. Una libreria (stranamente) aperta tutti i giorni ad orario continuato, pure la domenica, pure le feste, pure il primo maggio. Facevo prima a dire aperta sempre.
Come al solito, anche oggi pomeriggio la costeggio in bicicletta e noto i cartelli. Non è la mia libreria, ci entro solo quando piove, ma con sconti al 70%... vado. Anche dentro, cartelli rossi-70% dappertutto, sugli scaffali, sulle pareti, sulla testa. Azz, sono in pantaloncini da bagno, non ho soldi in tasca, massimo per il giornale e un caffè, toh… 3 euro in tutto. Ma il libro di Alessandro Baricco è lì davanti, 10 euro prezzo di copertina, meno il 70% quanto fa? Tre euro giusti. ZAC, almeno questo lo compro. Via alla cassa, mentre penso domani torno e con 30-40 euro mi porto a casa 10 libri. Poca fila, tocca a me, sono dieci euro prego. Cosaaa? Comeee? Sì, prezzo pieno, qui sopra quasi niente sconti, massimo il dieci o il venticinque per cento su qualcosa, se vuole il 70% scenda sotto (nel sotterraneo). Mi passi il titolare. Non c’è. Ovviamente lascio il libro sul banco, faccio qualche foto, mentre intorno a me, che prima c’era gente, si fa il vuoto…
Questa la cronaca. Esco, cerco un vigile, starà nei paraggi, stanno preparando la “Notte Bianca”, confusione ed eccitazione indescrivibili. La faccio breve: in 40 minuti di minuzioso pattugliamento di tutto il centro, non solo non ho trovato manco un vigile, ma neanche un carabiniere-di-quartiere, un poliziotto-di-quartiere, un sindaco, un assessore, un consigliere, un presidente di qualcosa, un finanziere, un marinaio, un artigliere, un forestale, un infermiere del 118 o della Croce Verde. Ho potuto solo raccontare la faccenda a qualcuno, che non si è scandalizzato. Sai, il commercio è così, fanno tutti così, che ci vuoi fare, mica puoi cambiare il mondo, tira a campa’, siamo una città turistica, c’è la crisi…
Però le altre librerie avranno protestato, fatto esposti. Non li avrò visti, ma i vigili avranno già verbalizzato l’infrazione; il sindaco sarà andato su tutte le furie; la Finanza avrà già sbobinato gli scontrini… Non si scherza. Se un bel po’ di gente (milioni, dicono) è disposta in questi giorni a far la “guerra civile” per difendere i pregiudicati, i disonesti e i condannati, figuriamoci quanti ce ne sono disposti ad esporsi per contrastare l’illegalità!

Pier Giorgio Camaioni

martedì 30 luglio 2013

Matar M'Baye, Vincenzo Maria Oreggia e Marco Cruciani: viaggio di suoni, corpi e parole nel Senegal dei misteri. In amore d'Africa

Vincenzo Maria Oreggia e il re animista di 
Oussouye, in Casamance
A Ripatransone, il 10 agosto alle 21.30 nel Giardino ex Acli, con Matar M'Baye, musicista, percussionista e cantore senegalese di etnia Griot. Figlio d'arte - i suoi genitori erano rispettivamente direttore e prima danzatrice del Ballet National du Senegal - vive tra il suo paese d'origine e l'Italia dove svolge un'intensa attività artistica e didattica. I Griot, considerati in Africa i depositari della tradizione, sono grandi conoscitori del passato ma il loro ruolo si è adattato alle esigenze della contemporaneità. Forte di questo ruolo, Matar M'Baye si esibisce in Italia e in Europa con l'obiettivo di diffondere la vitalità e la complessità della cultura musicale del Senegal nella convinzione che la conoscenza sia un ponte fra i popoli.

Racconti di viaggio e letture di Vincenzo Maria Oreggia, autore di racconti, romanzi e sceneggiature per cinema. Grande viaggiatore permeato da diverse culture, collabora con periodici e quotidiani nazionali. Tra i suoi libri: Prossimi alla conclusione, Archivio di voci, Bach tra gli elefanti, Pesce d’aprile a Conakry e Questa non è la mia patria. Esperto di culture dell'Africa occidentale, trascorre lunghi periodi dell'anno in Senegal.
Proiezione del cortometraggio Di colore vagabondo di Marco Cruciani: antropologo e regista formatosi dopo il percorso accademico al seguito dei grandi maestri del cinema, dello spettacolo e della fotografia italiana, inaugura nel 2003 il laboratorio di produzioni audiovisive SOL SI FA Audiovisual per mezzo del quale ha spaziato dal cinema di finzione al documentario, dalle scenografie visuali alla video-arte, dagli spettacoli dal vivo in forma di viaggi audiovisuali ai corsi didattici di educazione all'immagine e creazioni in video per studenti.
In caso di maltempo la manifestazione si terrà presso il Museo Diocesano di S. Agostino.

venerdì 12 luglio 2013

Boires. La mostra di Albert Casals a Barcellona

Le mie opere partono dall'indagine e dal gusto per la materia, intesa come segno di vita, concepita secondo le mie regole plastiche che mettono al bando il superfluo o il senso letterario che possono distrarre l'equilibrio finale fra l'idea e il lavoro.
Fino al 1980, i toni della terra scura hanno dominato il mio lavoro, con una tessitura molto tratteggiata. Nel 1990 ho lavorato su tessuti modulari, usando toni prevalentemente chiari e pastello. Attualmente indago con nuovi materiali e tecniche, su ceramica, scultura e vetro, con una concezione più spazialista, come di un espressionismo che si astrae nella lingua predominante del colore.


Albert Casals

lunedì 8 luglio 2013

Le cose che non ho. La nota per il libro di Grégoire Delacourt

Sono partita per le vacanze. Ho scelto un b&b di pace. La Torretta bianca a San Benedetto del Tronto. Vista mare, ma in collina. Stupendo. L'ideale per questa strana estate 2013. Ho portato alla mia amica Romina un libro. Già, con tre figlie piccole chi ha tempo per leggere? Il titolo recita, Le cose che non ho. L'autore un mio coetaneo francese, mai sentito prima: Grégoire Delacourt. Salani Editore. C'è una fascetta rossa che si staglia sulla copertina nera opaca molto lieve e raffinata, dove piccoli fiori lucidi dal rosa al rosso cupo volano qua e là, taluni scontornati e lucidati da un passaggio serigrafico. La fascetta annuncia che ne sono state vendute 500.000 copie. Il più grande successo francese dopo L'eleganza del riccio (che bello quel libro!). Oibò Grégoire è un pubblicitario, uno dei più grandi di Francia. Lui dovrebbe dire alla Jacques Séguéla: “Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario”. Scrittore, aggiungo io. Beh, tre giorni dopo il mio arrivo, ritrovo il libro sul tavolo della mia bellissima camera. Dentro c'è una lettera. Della mia amica. Ha divorato le 142 pagine e mi invita a leggerlo commentando una frase tratta da una pagina: "Vorrei avere la fortuna di decidere della mia vita, credo che sia il più bel regalo che possa capitarci". Stavo ultimando Norwegian wood di Murakami Haruki e non l'ho preso in mano (finché ci sarà vita ci saranno da leggere, fortunatamente, prelibatezze per il cervello).
Sabato, la notte prima della partenza, ho aperto anch'io queste cose che non ho. Ne abbiamo tutti cose che ci mancano. Da assaporare mi son detta dopo poche pagine. Ci sono dei libri all'apparenza sottili, ma che ti fanno viaggiare corposamente con la mente, se solo alzi gli occhi un attimo dalla pagina perché cambia il paragrafo, li senti complici e ti portano lontano. C'è tutto in queste parole nero su bianco della vita. Ci sono l'amore, la famiglia, i figli, le amiche, il lavoro, la vita, i sogni, i dolori, le umiliazioni, le fatiche, qualche rara magia, l'adattamento e la speranza. E c'è la morte. Violenta, lenta, improvvisa, ma che sta nella natura del vivere anche un po' bizzarro e imprevedibile. E c'è quella che è la peggiore di tutte le morti: il denaro. Non vi svelo nulla di Jocelyne e del suo mondo. Ci mancherebbe. Sono felice che siamo in tre ad avere paura del denaro: lei, io e quel magico uomo che è stato Ingmar Bergman. Che si è confessato laicamente in tal senso, come riusciva a fare sinceramente e bene lui da scrittore (Lanterna magica, la sua autobiografia - da avere...). E non abbiamo dubbi, che la fila dei lettori di queste cose che non abbiamo, si allungherà e si allungherà, vero monsieur Delacourt?
Talvolta albeggia meglio di altre volte. "Vivement dimanche avec le parfume de merci, merci beaucoup".

Michaela Menestrina


domenica 23 giugno 2013

Ingegno e Poesia. Le “macchine di Leonardo on the beach” di Giuliano R.

Anche quest’anno il ruspante Club Velico “Amici del mare” gli ha prestato quei quattro metri quadri di sabbia, così lui vi ha ripiazzato, riveduta e aggiornata, la sua buffa stupefacente e un po’ naif installazione idraulica rotante a km zero e a costo zero. Chissà quanto ingegno e quanto tempo però ci ha prodigato. Eppure Giuliano non è discendente di Leonardo da Vinci, neanche gli somiglia, non appare con scenografici lunghi capelli e barba, non è figlio di notaio, non ha mai cercato incarichi papali (anche se da ‘ste parti bazzicarono Sisto V e Alessandro III), non ha vissuto a Milano e Firenze, né dimorato nei castelli reali di Francia. Fa pure le ferie qua, lui…
Non gli ho chiesto se questa sua “opera” sia unica, o l’ultima di una produzione ideata per restituire al Comune i sacchi gialli e azzurri delle varie raccolte differenziate, tenendosi solo quelli marron dell’umido. Sicuramente, i materiali, gli ingredienti, li ha trovati dentro casa e raccolti dagli amici o per strada, mica li ha comprati. Materie prime seconde (o terze, o quarte…) non solo rielaborate e assemblate con creatività da bravo artista, ma analizzate ed esplorate nel loro intimo per trasformarle in una creatura che non c’è, quasi viva, che si muove senza pensieri, che volteggia e “lavora” con agilità e quasi senza consumo di energia, ma che talvolta ansima fatica e si stufa. Quasi si ribella. Te ne accorgi quando i palloncini di acqua saponata non si spingono verso ovest con la consueta regolarità e allegria; quando la ventina di barattoli dei due “mulini” non raccolgono tutta l’acqua calcolata; quando i tre acciaccati cerchi di bicicletta dimostrano di essere più che vecchi; quando sulla ruota dentata centrale di incerta derivazione la catena soffre per l’accumulo di ruggine salsedine e sabbia; quando le consunte cime nautiche di trasmissione si stancano e non riescono più a trasmettere il moto con il rigore necessario; quando la palletta spugnosa indugia troppo nella spirale opponendosi alla forza di gravità; quando i pendoli e i contrappesi lavorano svogliati; quando perfino il caro Pinocchio seduto (creato davvero con l’accetta) fa le smorfie perché ha il mal di schiena e forse l’artrite…
Giuliano non ha costruito un giocattolo, un orologio, e neanche il solito robot. Non ha “solo” inventato un marchingegno secondo le leggi della geometria, della dinamica, della meccanica dei fluidi e dei vasi comunicanti. Ci aveva già pensato Leonardo. Non ha copiato le complicatissime sculture in movimento del parco di Stoccolma, mica aveva voglia di mettersi in mostra, né di accattar turisti intontiti dal sole. Lui neanche si firma. Lui ha l’animo del poeta-meccanico, infatti anziché la penna adopera pinza giravite sega mola martello trapano; nuota tra viti bulloni e avanzi ferrosi; seleziona materiali gommosi e plastici; consuma fondi di barattoli di vernice per barche di qualsiasi colore che gli altri buttano; raccoglie grandi cortecce di pini per “mascherare” quello che potrebbe apparire brutto. Ha il rigore del progettista senza la noia. La bravura senza l’applauso. L’amore per gli oggetti persi. L’innocente manìa del risparmio e del riuso. La nostalgia dei vecchi lavori. E l’istinto ecologista. Quintali di sensibilità rare.
Comunque, se per caso ce l’avessi, farei controllare solo a lui il mio ROLEX

Pier Giorgio Camaioni

giovedì 20 giugno 2013

E' morto James "Soprano" Gandolfini. Il breve necrologio uttiano

Lo avete mai incontrato un boss della mafia depresso? A parte il Robert De Niro di Terapia e pallottole (ma nel film, Bob non era depresso, solo un po' psicopatico), a parte il boss vero, Bernardo Provenzano, che fra un pizzino e un cancro alla prostata, un po' depresso lo era davvero, l'unico boss veramente depresso, che più depresso non si può, è stato Tony Soprano, al secolo James Gandolfini, morto ieri a Roma, praticamente un ritorno a casa. Figlio di Santa, una napoletana verace, e di James Joseph Senior (nativo di Borgotaro), James Junior aveva 51 anni e una carriera trascorsa sempre davanti alle cineprese. Poco apprezzato dal cinema, è stata la serie televisiva cult “Soprano's” a dargli il successo planetario e tre Grammy Award come miglior attore che, a detta di tutti coloro che lo hanno conosciuto, Gandolfini meritava. Si stava riposando a Roma con la famiglia, poi sarebbe andato al Taormina Film Festival, per un incontro dibattito con Gabriele Muccino e Mario Sesti. Si è fermato a Roma

Massimo Consorti

Pesaro Film Festival. Il programma del Cinema in piazza

A Long and Happy Life di Boris Khlebnikov
Sei proiezioni serali in anteprima e a “cielo aperto” nella piazza principale di Pesaro, all’insegna del connubio tra la qualità e la capacità di rivolgersi a un vasto pubblico chiamato alla fine a premiare il miglior film. A inaugurare la prima serata in piazza, in qualità di film di apertura, sarà A Long and Happy Life di Boris Khlebnikov, tra i più rappresentativi registi russi del nuovo millennio a cui la Mostra aveva dedicato una personale nel 2010. Presentato in Concorso all’ultimo Festival di Berlino, il film racconta la storia di Sasha (un notevole Aleksandr Yatsenko), proprietario di una piccola comunità agricola che l’amministrazione pubblica vuole acquistare e smantellare. Sasha inizialmente accetta, ma quando vede l’attaccamento alla terra dei suoi contadini, decide di combattere la loro battaglia con tutti i mezzi possibili. L’opera di Khlebnikov è potente sia visivamente, con la contrapposizione tra gli immensi spazi rurali russi e le figure umane, che tematicamente, nel non aver paura di rappresentare una provincia lasciata a se stessa, dove la corruzione e l’abuso di potere sono pratica comune. A chiudere la Mostra in Piazza sarà invece Gloria, l’acclamato ultimo lavoro di Sebastian Lelio, a coronamento della personale che il festival gli dedica. Un film divertente e malinconico, interamente incentrato sull’omonima protagonista (una straordinaria Paulina Garcia, miglior attrice a Berlino), vitalissima donna sull’orlo dei sessanta che cerca l’amore nelle sale da ballo per single della sua età, fino all’incontro con Rodolfo e la complicata storia che ne segue.

Il programma del Cinema in Piazza
23 giugno No – I giorni dell'arcobaleno di Pablo Larraìn
24 giugno A long and Happy Life di Boris Khlebnikov
25 giugno Kayan di Maryam Najafi
26 giugno La chupilca del diablo di Ignacio Rodrìguez
27 giugno Matei copil miner di Alexandra Gulea
28 giugno Ophelia di Annarita Zambrano
28 giugno Non lo so ancora di Fabiana Sargentini

29 giugno Gloria di Sebastián Lelio